FOLLOWTHERIVER, intervista e nuovo singolo SUITCASES

FOLLOWTHERIVER, intervista e nuovo singolo SUITCASES

SUITCASES è il nuovo singolo di f o l l o w t h e r i v e r, in uscita oggi 4 giugno. Dopo le fondamenta del nuovo percorso musicale dell’artista genovese, tracciate dai precedenti brani November, As A Water Well e WerewolvesSuitcases allarga i confini del progetto, confermandone il respiro internazionale in una veste più fresca, catchy e incalzante.

Suitcases parla della paura che può prendere al momento della partenza, quando ormai è tutto pronto e l’unica cosa rimasta è fare le valigie. La metafora della valigia è utilizzata per sottolineare la tentazione di procrastinare questa partenza, nel non sentirsi ancora pronti per partire, sentendosi inchiodati alla comfort zone.

Con atmosfere musicali folk-pop, estive e rilassate, f o l l o w t h e r i v e r invita l’ascoltatore a partire, a mettersi in viaggio, rischiare. Tra la sicurezza del proprio salotto e l’ignoto, la scelta può farsi difficile nei momenti di maggiore sconforto e timore: sono questi gli attimi che possono cambiare una vita intera.

INTERVISTA

Ciao Filippo. “Suitcases” è il tuo nuovo singolo ed è uscito oggi. Ce lo vuoi raccontare?

Ciao! Grazie per le domande! Suitcases è una canzone che, partendo da un salotto ricostruito su uno scoglio libero e aperto sull’orizzonte, usa la metafora del dover fare le valigie e del procrastinare per ritardare la partenza di un viaggio di cui non si è convinti o magari non si è sicuri. Arrivare a un passo dalla partenza, a un passo dal libero orizzonte, ma sentire ancora qualcosa che ci trattiene a terra e ci preclude la partenza. E così rimandiamo e rimandiamo ancora l’ultimo passo prima del vuoto, ovvero il preparare le valigie.

Chi è Filippo e chi è F o l l o w t h e r i v e r?

Bella domanda! A volte sono esattamente la stessa persona e a volte due cose totalmente diverse. Filippo sono io da ormai poco più di trent’anni, e dopo trent’anni posso tranquillamente affermare di conoscermi evidentemente molto meno di quanto immaginassi, almeno da qualche tempo a questa parte. f o l l o w t h e r i v e r invece è stato molte cose nel corso degli anni. Un collettivo audiovisivo. Un rehab dopo una storia finita. Un gruppo di amici in una piccola casa nel cuore delle montagne. Lo spazio da riempire fra una chitarra elettrica e i beats elettronici cupi e profondi. Ora mi piace pensare a f o l l o w t h e r i v e r come a un’astronave con cui viaggiare per esplorare, capire e infine raccontare le mie canzoni, piccoli universi ognuno con un proprio ecosistema e con le proprie leggi naturali.

Quali sono gli artisti, i luoghi, le esperienze a cui ti ispiri nella stesura delle tue canzoni?

Di solito definisco il tipo di “mood” musicale di quello che faccio come qualcosa di incastrato tra Bon Iver, RY X e Apparat. Quindi qualcosa di estremamente partecipato, liquido e arioso come l’alt-folk di matrice nord-americana mescolato con beat elettronici profondi e a volte taglienti. Di solito pesco le canzoni dal fondo del mio cuore cercando di collegare tutti i puntini, e per farlo mi ritiro in quello che ho eletto come mio luogo del cuore: una piccola casetta fra i monti della Valle D’Aosta. Per Suitcases è stato diverso però: è vero che è nata lì, in quella casa di montagna, ma poi nel tempo si è evoluta in un modo inusuale, finendo a depositarsi in una ritrovata passione per il mare e il suo silenzioso starti ad ascoltare.

Ritornando al tuo singolo, quale è la comfort zone da cui si fa fatica a partire o che esorti il tuo pubblico ad abbandonare?

Credo che in realtà la verità stia un po’ nel mezzo. Come la città da cui provengo, Genova, mi sento sempre schiacciato tra i monti (il restare e il meditare) e il mare (il partire senza esitare). Non credo ci sia una scelta necessariamente migliore o peggiore dell’altra. Potrà suonare come una risposta scontata, ma credo basti seguire il proprio cuore e cercare la strada che più di tutte tende alla felicità. Fosse facile però…

Ci parli della tua collaborazione col producer torinese Federico Malandrino? Cosa ci sarà nel tuo futuro musicale?

Io e Federico ci siamo incontrati per la prima volta circa dieci anni fa, quando ho collaborato con lui per la produzione del mio primissimo EP in Italiano. Dopo otto anni di distacco, un paio di anni fa ci siamo incontrati di nuovo e abbiamo iniziato a suonare insieme dal vivo, per poi collaborare di nuovo alla produzione di questi nuovi brani che ho iniziato a pubblicare dalla fine del 2020, compreso Suitcases. Nel futuro ci sarà sicuramente tanta altra musica insieme a Federico e, dopo tanta attesa, spero tantissima musica live da suonare e da vedere.